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[Indietro] 09/11/2009 - Comunicato stampa
COMUNE DI COLOGNE
Provincia di Brescia
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Il 4 novembre commemora la vittoria italiana sull’Austria, nella prima guerra mondiale, cioè il raggiungimento dell’unità d’Italia dopo un secolo di lotta per l’indipendenza del nostro paese, iniziata con i moti mazziniani del 1821, dopo tre secoli di asservimento allo straniero.
Il legislatore repubblicano nel 1948 definì, il 4 novembre giorno dell’unità nazionale. L'anniversario della vittoria del 1918 ha significato da allora il completamento dell'indipendenza nazionale e per questo gli storici affermano che la la prima guerra mondiale fu animata dai valori del Risorgimento.
L’indipendenza e la libertà di un popolo sono il bene più prezioso e rappresentano la condizione indispensabile per l’affermazione della democrazia e delle libertà individuali.
Commemorare le date fondanti della nazione non è un puro atto formale , ma rappresenta la volontà di un popolo di ricordare, attraverso dei momenti rituali, quanto i nostri antenati hanno fatto per noi, ponendo le basi sulle quali si fonda il nostro vivere civile.
Il 4 novembre, il 25 aprile e il 2 giugno costituiscono un tutt’uno, una triade inscindibile. In essa i cittadini si devono ritrovare, orgogliosi della Repubblica, della Nazione e della Costituzione, animati dai principi di Unità e Libertà che ispirarono il Risorgimento.
La nostra Nazione, in questa ricorrenza, celebra anche le forze armate, per il contributo dato all' unificazione, alla costruzione della Patria e per l’impegno profuso in giro per il mondo nelle varie missioni di pace.
Oggi ci ritroviamo nella nostra piazza con lo sguardo rivolto al monumento per onorare i nostri caduti e per non dimenticare il loro sacrificio.
Quel dolore, quelle sofferenze non possono essere voltate come la pagina di un libro perché oggi se viviamo in uno stato libero e democratico lo dobbiamo anche ai nostri fratelli colognesi caduti in guerra.
Queste ricorrenze dovrebbero divenire sempre di più occasione di studio, di riflessione e di confronto, altrimenti il passato rischia di non aiutarci a comprendere il presente; abbiamo dunque l’obbligo morale di ricordare affinché non si disperda la memoria storica,
Il rischio è quello del disimpegno civico; come se la conquista della libertà e della pace fossero state acquisite una volta per tutte e non rappresentassero, invece, una conquista che si consolida ogni giorno, , nelle nostre famiglie, sui luoghi di lavoro, nei luoghi della politica, ovunque si costruisce amore per la democrazia e il rispetto per gli altri.
Il concetto di patria, affievolitosi in Italia negli ultimi decenni, deve ritornare a rappresentare per tutti ed in particolare per i giovani, così come avviene in tutti i principali paesi del mondo occidentale, un riferimento fondamentale del vivere civile. Una patria in cui tutti si riconoscono, tesa a costruire la più grande patria europea, quale faro di civiltà per il mondo intero.
Momenti rituali che facciano capire la bellezza di compiere il proprio dovere civico ponendo l’interesse generale della nazione e del proprio comune sempre al di sopra di ogni logica di parte, perché solo in questo modo viene garantita la crescita civile dei giovani, che trova nell’attività svolta per il comune in cui si vive il suo primo fondamentale esercizio
Ed infine amiamo il nostro tricolore, simbolo di pace, giustizia e libertà e per il quale in tanti hanno dato la propria vita.
A noi, la responsabilità di costruire un mondo di pace e di servire ed amare la nostra Italia, la nostra amata Patria, con tutto il nostro cuore e con tutte le nostre forze.
Solo così onoreremo e ringrazieremo degnamente i nostri caduti.
Questa estate è stato ritrovato il piastrino militare del soldato Buffoli Luigi nato a Cologne il 18 dicembre del 1921 e partito per il fronte russo nell’autunno del 1942.
Figlio di Carlo e Chiari Antonia , nel 1938 si trasferisce con la famiglia a Palazzolo S/O mentre la sorella Agnese sposata con Giovanni Lamberti abiterà a Cologne.
Nell’autunno del 1942 Luigi parte per il fronte russo con la divisione di fanteria ‘‘Vicenza’’
Dal gennaio del 1943 risulta disperso e per la famiglia inizia una lunga e dolorosa attesa anche perché il fratello Angelo (decorato con la medaglia d’argento al valor militare) era morto sempre in Russia nel settembre del 1941. Le spoglie di quest’ultimo furono riportate in Patria nel 1996 con altri Caduti e con gli Onori militari.
Il piastrino militare appartenuto a Buffoli Luigi è stato ritrovato da un ex sergente degli alpini ed ora membro del direttivo A.N.A. di Milano.
Questa persona così sensibile e così generosa a cui noi tutti dobbiamo essere riconoscenti si chiama Antonio Respighi.
Con la moglie Gianna nell’agosto di quest’anno durante un viaggio
in Russia si ferma a Miciurinsk (città che sorge a metà strada tra Mosca e Nikolajewka).
Un abitante del posto che ha notato il grande stemma degli alpini posto sul camper dei coniugi Respighi si avvicina e grazie alla signora Gianna che parla il russo consegna diverse piastrine di soldati italiani morti.
Va precisato che in quella località negli anni di guerra tra il 1941 e il 1945 esisteva un campo per prigionieri internazionali con relative fosse comuni.
Come sia realmente morto e dove siano le spoglie del soldato Luigi non possiamo saperlo quello che conta è che finalmente i parenti possono riavere dopo 66 anni di silenzio, il piastrino dall’inestimabile affettivo.
Con profonda commozione consegno il ricordo del soldato colognese Luigi alla sorella Natalina.
Un saluto particolare all’alpino Chiari Gervasio qui presente, che insieme a Nelson Cenci oggi impegnato a Trieste, rappresenta uno degli ultimi testimoni viventi di quella tragica pagina della campagna di Russia.
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